• Individuare il tema del romanzo o «L’idea di controllo» di McKee

    Il termine «tema» è diventato un vocabolo piuttosto vago nel vocabolario dello scrittore, “povertà”, “guerra”, “amore” non sono temi: si riferiscono all’ambientazione o al genere. Un vero tema non è una parola, ma una frase – una frase chiara e coerente che esprima in modo irriducibile il significato di una storia.

    Robert McKee

    Ti è mai capitato che i lettori sembrassero “fraintendere” il tema centrale della tua storia?

    macchina da scrivere
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    Be’, forse non è colpa loro. Forse la storia ha preso una certa direzione senza che te ne rendessi conto e hai perso di vista ciò che volevi davvero comunicare.

    tazza di latte e taccuini
    Photo by Cup of Couple on Pexels.com

    McKee afferma che lo spettatore (nel nostro caso il lettore) deve essere in grado di afferrare il significato della storia nel suo insieme; costruire una mappa mentale nella quale ogni punto si interseca in maniera precisa, restituendo una visione e un valore chiari e complessivi.

    Per far questo dobbiamo anzitutto avere in mente un’idea ben definita e abbastanza potente da poter reggere un’intera trama.

    stories matter
    Photo by Suzy Hazelwood on Pexels.com

    Quindi ti chiedo: sapresti riassumere in 5 righe e in modo chiaro la tua idea?


    Per scoprire il tema della nostra storia o, come lo chiama McKee, l’idea di controllo, dobbiamo creare un collegamento tra l’inizio e il finale.

    Nel mezzo ci saranno tutti gli eventi che porteranno inevitabilmente verso il finale prestabilito.

    Più o meno così ⬇️⬇️⬇️

    schema di progettazione romanzo

    La storia dovrà procedere in un’unica direzione. Tutti gli eventi dovranno portare a un finale inevitabile. Il lettore dovrà pensare che non sarebbe potuta andare diversamente.

    valore + causa = idea di controllo

    L’idea di controllo è composta da due elementi: il valore + la causa.


    Il valore – che può avere natura positiva o negativa – si riferisce al valore centrale nel CLIMAX principale, il momento di massima tensione in cui il protagonista affronta la sfida più difficile. (Ogni storia ha dei micro climax e un CLIMAX principale, indipendentemente dal genere).


    Una storia poliziesca con finale positivo (La calda notte dell’ispettore Tibbs) riporta un mondo ingiusto (negativo) alla giustizia (positivo), suggerendo una frase del tipo: «Giustizia è fatta».

    In un Thriller politico a finale negativo (Missing – Scomparso) nel climax la dittatura militare detiene saldamente il potere suggerendo una frase negativa tipo: «La tirannia prevale».

    Una trama educativa a finale positivo (Ricomincio da capo) trasforma il protagonista da uomo cinico che pensa solo a se stesso in una persona sinceramente affettuosa e altruista, suggerendo: «La felicità riempie le nostre vite».

    Robert McKee

    La causa è la motivazione per cui il valore – positivo o negativo – si è modificato fino ad arrivare allo stato attuale.


    Le domande da porsi:

    • Il momento di massima tensione della storia conduce il protagonista a una situazione positiva o a una situazione negativa?
    • Come si è arrivati a un finale positivo? Come si è arrivati a un finale negativo?
    • Per mezzo di quali strumenti, situazioni, eventi siamo giunti fino a questo – inevitabile – momento?

    Qui sotto ti riporto le parole di Robert McKee dal suo libro STORY:

    tessere di domino
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    Esaminando il finale chiedetevi:

    «Dopo questa azione culminante quale valore caricato positivamente o negativamente viene portato nel mondo del mio protagonista? Poi andando a ritroso partendo da questo climax e scavando alla base chiedetevi: qual è la causa principale, o la forza, o i mezzi mediante i quali questo valore viene portato all’interno del suo mondo?»

    La frase che ricavate dalle risposte a questi due quesiti diventa la vostra idea di controllo.

    scrittore
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    L’ennesima conferma che la progettazione è alla base di una buona storia e che ci aiuta a mantenere «un controllo reale» sui valori che vogliamo trasmettere al pubblico; un controllo che non avremmo se scrivessimo semplicemente di getto e ci lasciassimo trasportare dalla corrente.

    Vuoi una mano con la progettazione della tua storia?

    Scarica qui le mie risorse gratuite.

    Se invece preferisci essere seguito passo dopo passo clicca qui.

    A presto :)

    -20%
    testimonianza J.
  • Pubblicare con Mondadori: Utopia o Realtà?

    Se hai scritto un libro sono più che sicura che il tuo sogno è quello di vivere di scrittura, di parole, di storie e di nuovi mondi.

    Scrittore
    Photo by cottonbro studio on Pexels.com

    Bene. Ti sarai chiesto/a come si fa a vivere esclusivamente di scrittura e la risposta che ti sei dato/a è una soltanto: devo puntare in alto, devo pubblicare con Mondadori e compagnia bella.

    libreria piena di libri
    Photo by hello aesthe on Pexels.com

    Ma come faccio? D’altronde sui social non mi conosce nessuno… come faccio ad arrivare a Mondadori? Le uniche persone che ci sono riuscite avevano migliaia di lettori su Wattpad.

    Non disperare! Pubblicare con grandi realtà è il sogno di tutti, (anche il mio).

    Ma sei davvero sicuro/a di essere pronto/a?

    Resta con me perché sto per svelarti in che modo arrivare in libreria con Mondadori.

    Tralasciando il fenomeno Wattpad, su cui puoi decidere o meno di puntare, partendo dal presupposto che dovrai investire tantissimo nel farti conoscere sui social, progettare strategie e quant’altro; è sicuramente una valida opzione. Ma se ne esistessero altre?


    Pubblicare con grandi realtà adesso ti sembrerà un’utopia, eppure è possibile. Ma come?

    ragazza che legge
    Photo by Nicole Berro on Pexels.com

    Anzitutto, abbandona l’idea romanticizzata secondo cui se hai passione per la scrittura, hai automaticamente talento, e che talento significhi che puoi permetterti di sbagliare quanto ti pare e piace.

    scrittore con la sua macchina da scrivere
    Photo by Tima Miroshnichenko on Pexels.com
    • Punto uno: la passione non ti garantisce il talento;
    • Punto due: il talento non ti garantisce il successo;
    • Punto tre: non sei tu, scrittore o scrittrice, a stabilire di avere talento, per il semplice fatto che sei troppo legato alla tua opera e di conseguenza non riuscirai mai davvero a vederne le criticità;
    • Punto quattro: l’unico modo per farcela è unire alla passione e al talento *rullo di tamburi* LO STUDIO.

    Eh già, lo so cosa stai pensando: la scrittura è il tuo modo di staccare dal mondo e dalla monotonia.

    E va benissimo così, se non vuoi fare della scrittura una professione.

    Ma se vuoi diventare un professionista, l’unico modo è studiare la narratologia, comprenderne e appliccarne ogni segreto.

    Ma non dovevamo parlare di come si fa a pubblicare con una grande casa editrice?

    lettrice nella natura
    Photo by joao Guerreiro on Pexels.com

    Infatti. Le grandi case editrici possono offrirti un’occasione incredibile. Ma sono anche estremamente esigenti e soltanto pochi eletti riescono a entrare nelle loro grazie, e tra questi abbiamo:

    • autori/autrici emergenti che offrono alla casa editrice la certezza di vendere grandi quantità di copie (qui torniamo al fenomeno Wattpad e social);
    • autori/autrici emergenti che saltano la fila grazie alla rappresentanza da parte di un agente letterario.
    ragazza con telefono e taccuino
    Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

    Per capirci meglio, i passaggi sono:

    1. mettersi in contatto con un’agenzia letteraria, che a sua volta è in contatto diretto con svariate CE piccole, medie e grandi (sul web se ne trovano molte);
    2. l’agenzia legge la tua opera e, se interessata, ti propone una rappresentanza. Cioè? Si prende la briga di far leggere l’opera alle Case editrici che, secondo loro, potrebbero avere spazio per la tua opera, in base al genere e allo stile.

    Tra queste case editrici possono esserci Mondadori, Feltrinelli, Sperling&Kupfer, Garzanti, ma anche CE medio/piccole.

    Ti consiglio di dare un’occhiata ai libri rappresentati sul sito dell’agenzia di riferimento, per farti un’idea precisa di cosa aspettarti in fase di valutazione e/o rappresentanza.

    libro
    Photo by Caio on Pexels.com

    Bada bene perché le agenzie non rappresentano TUTTI gli autori che si mettono in contatto con loro. Rappresentano soltanto quelli la cui opera possiede un certo valore stilistico e strutturale.


    Per aprirti le porte di questo mondo devi essere pronto/a a investire tempo, soldi e fatica.

    libro "take the risk"
    Photo by Oladimeji Ajegbile on Pexels.com

    Per ottenere qualcosa che non hai mai ottenuto devi essere pronto a fare qualcosa che non hai mai fatto”.

    Se poi ti accontenti di pubblicare in self e guadagnare poche royalty, va benissimo.

    Ma qui torniamo alla questione dello studio della narratologia e, in seguito, all’investimento in una collaborazione con un editor in grado di offrirti un punto di vista tecnico e distaccato sul tuo lavoro, che ti aiuterà a rendere l’opera presentabile per l’agenzia, per i lettori, per le CE.

    Che tu voglia o meno pubblicare con grandi, piccole, medie realtà o in self-publishing, l’editing è imprescindibile e qui ti spiego meglio perché.


    Conclusione

    Insomma, pubblicare con grandi case editrici non è un’utopia, ma richiede da parte tua:

    • impegno;
    • studio;
    • autocritica costante;
    • predisposizione al miglioramento;
    • investimento temporale, emotivo ed economico.

    Se sei disposto/a a tutto questo, sono certa che riuscirai a centrare il tuo obiettivo! Intanto ti auguro un grande in bocca al lupo e buona scrittura :)

  • Come scrivere la sinossi di un romanzo

    Gli errori da evitare

    Stai per inviare il tuo manoscritto a una casa editrice che ti chiede di allegare, insieme all’opera, una sinossi ben scritta.

    Ma cos’è e come si scrive una sinossi? E quali sono gli errori da evitare?

    La sinossi è un ampio riepilogo della tua storia, utile a un editore o a un agente letterario per farsi una chiara idea sul genere, sulla qualità della tua scrittura (dalla sinossi si intuisce già), sul possibile interesse e sul collocamento dell’opera in una determinata realtà editoriale.

    Quindi come si scrive la sinossi?

    Veniamo al dunque. Anzitutto voglio parlarti della differenza sostanziale tra la sinossi e la quarta di copertina.

    Primo punto: la quarta di copertina serve ai lettori per farsi un’idea sulla storia e per capire se acquistare o meno il libro; la sinossi serve ai professionisti del settore.

    Lettrice in libreria
    Photo by cottonbro studio on Pexels.com

    La quarta di copertina, quindi, è destinata al tuo pubblico e ha un obiettivo diverso rispetto alla sinossi, ossia rendere interessante la storia agli occhi del tuo pubblico di riferimento e vendere, vendere, vendere. Solitamente la quarta viene scritta dalla casa editrice e non dall’autore.

    agente letterario al pc che legge manoscritti
    Photo by Marek Levak on Pexels.com

    La sinossi, invece, dovrà convincere un professionista a leggere la tua opera e a non cestinarla insieme a tutte le altre.

    Quali sono gli errori da evitare quando scriviamo la sinossi?

    1. Escludere gli spoiler

    Niente di più sbagliato! L’editore o chi per lui ha bisogno di conoscere la storia nel dettaglio e questo comporta dover raccontare ogni passaggio chiave, compresi i colpi di scena e il finale.

    ragazzo che scrive su un taccuino
    Photo by Ketut Subiyanto on Pexels.com

    2. Inserire le sottotrame

    Bando alle ciance e quindi anche alle sottotrame che riguardano personaggi secondari. Devi sfruttare al meglio lo spazio per la trama principale.

    due amici in posa
    Photo by Clem Onojeghuo on Pexels.com

    Ricorda che nella sinossi ciò che conta sono:

    • il protagonista e i personaggi principali;
    • gli eventi centrali e trainanti;
    • i colpi di scena;
    • il finale.

    3. Utilizzare l’imperfetto

    Attenzione anche qui: non è che detto che se la storia è scritta prevalentemente in prima persona e con l’imperfetto, debba esserlo anche la sinossi, anzi.

    Una buona sinossi dovrà essere scritta in terza persona e al presente indicativo.

    donna che scrive
    Photo by Los Muertos Crew on Pexels.com

    Quanto deve essere lunga la sinossi?

    Tieni sempre presente le richieste specifiche di una casa editrice (se ne ha), ma generalmente il mio consiglio è di non superare i 2.000 caratteri spazi inclusi.

    Conclusione

    Abbiamo visto cos’è la sinossi, come si scrive, le differenze sostanziali tra la sinossi e la quarta di copertina e, infine, gli errori da evitare. Adesso sei pronto per scrivere la tua sinossi e farti leggere dalle case editrici!

    In bocca al lupo e grazie per essere arrivato/a fin qui!

  • Linee Guida per la Progettazione del Romanzo

    (in 4 semplici STEP)

    L’articolo di oggi sarà dedicato alla progettazione della tua storia👀

    So che per molti sarà un tasto dolente, ma se hai cliccato su questo articolo sei a un passo dal diventare uno scrittore/una scrittrice consapevole e, perché no, un/una professionista.

    scrittrice
    Photo by Ketut Subiyanto on Pexels.com

    Partirei col dire che è normale essere un po’ spaventati dall’argomento, soprattutto se hai sempre avuto la convinzione che la scrittura dev’essere un atto liberatorio, senza preconcetti, che ti dia la possibilità di dare libero sfogo al tuo estro creativo e di lasciare fuori dalla porta tutto quello che nella vita ti abbatte e ti appesantisce.

    ragazza che scrive su un taccuino
    Photo by Vlada Karpovich on Pexels.com

    Va benissimo pensarla così (la pensavo così anch’io fino a qualche anno fa), a patto che non si detenga la pretesa di poter, con questo modus operandi, diventare professionisti della scrittura dall’oggi al domani, fare un sacco di soldi e vivere soltanto di questo senza aver, in nessun modo, studiato e approfondito la magica arte della narratologia.

    scrittrice in crisi
    Photo by Photo By: Kaboompics.com on Pexels.com

    Che ci piaccia oppure no, il talento non basta. Servono anche studio e tanta, tanta disciplina e costanza.

    Ecco perché oggi voglio proporti un metodo in 4 semplici step che ti aiuterà a progettare le tue storie e a velocizzare il processo di stesura. Sei pronto/a? Iniziamo!

    i 4 step della progettazione

    1. Il prompt

    Hai avuto un’idea brillante (o almeno così sembra di primo acchito), e non riesci a controllare l’impulso di iniziare a scrivere la nuova storia che sta prendendo piede dentro la tua mente. Ma aspetta un attimo, sei sicuro che sia un’idea che funzionerà davvero?

    Per rispondere a questo dubbio ti chiedo, in questo primo STEP, di riassumere la tua idea in 5 righe, nel modo più semplice e chiaro possibile.

    Adesso che hai messo su carta l’idea alla base della storia, come ti sembra? Riflettici e se serve, cambia qualcosa.

    2. Personaggi e ambientazione

    gruppo di amiche
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    Chi saranno i personaggi? Quanti saranno? Chi è il protagonista? E il cattivo della storia? Come sono fatti? Definisci il carattere, la backstory, le ferite interiori, gli obiettivi e i desideri. Fatteli amici.

    E infine, dove si svolgerà la storia?

    Definisci nel dettaglio personaggi e ambientazione, fai amicizia coi tuoi personaggi e documentati se non conosci bene il luogo dove la storia è ambientata. Grazie al cielo oggi sul web abbiamo accesso a migliaia di informazioni e di contenuti: fotografie, tradizioni, storia, modi di dire, dialetto, costumi tipici, monumenti storici rilevanti, ecc.

    3. Il finale

    the end, immagine
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    Ebbene sì, il finale di una storia dev’essere pensato a monte, prim’ancora che il processo di stesura inizi. In tal modo si potrà stabilire la direzione che prenderanno gli eventi della trama. Qual è l’obiettivo ultimo? Ogni evento dovrà andare in un’unica, inevitabile, direzione.

    4. Gli eventi trainanti

    Bene, adesso che hai il tuo finale, crea uno schema (o una linea temporale) e inserisci i vari elementi che hai progettato. Qui sotto ti lascio un esempio grafico da cui prendere spunto:

    schema di progettazione romanzo

    Conclusione

    Ricapitolando, so bene che la sola parola “progettazione”, ti mette un po’ i brividi. Eppure, se vogliamo che la nostra storia funzioni e, soprattutto, se vogliamo dare il meglio di noi come scrittori/scrittrici, e che le case editrici o agenzie letterarie ci prendano in considerazione, non possiamo esimerci dal progettare ciò che desideriamo, un giorno, consegnare al pubblico.


    Adesso che sei arrivato alla fine dell’articolo, ci tengo a ringraziarti per aver proseguito fino a qui e, se vorrai, mi piacerebbe sapere se testerai questo metodo. Puoi farmelo sapere commentando qui sotto, o scrivendomi privatamente all’email beatrice.c.editor@gmail.com

    A presto e buona scrittura!

  • Come migliorare i dialoghi
    dialoghi
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    1. Un buon dialogo deve:
      1. Quando scrivi una battuta di dialogo chiediti sempre:
      2. Conclusione

    Caro/a scrittore/scrittrice, so quanto possa essere difficile scrivere delle battute di dialogo convincenti, soprattutto quando si è ancora alle prime armi. Ecco perché in questo articolo ho deciso di rivelarti come migliorare i tuoi dialoghi.

    Resta con me perché sono assolutamente che ti tornerà utile!

    persona che parla
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    Partiamo col dire che cos’è un dialogo: un dialogo è la parte viva della storia; i personaggi che prendono vita e ci portano con loro alla scoperta della psicologia che li muove e dei fatti concreti che caratterizzano le loro vite.

    Un buon dialogo deve:

    • Trasmettere le emozioni (sia quelle che trapelano sia quelle “sottintese”) che due o più personaggi vogliono comunicare attraverso l’espressione di pensieri e gesti; o i conflitti tra due o più personaggi;
    • rispettare il registro linguistico e il background di chi sta parlando; provate a pensare a quanto possano differire l’uno dall’altro i vostri amici; qualcuno di loro sarà particolarmente spiritoso, sarcastico, bizzarro, estroverso, solare; qualcun altro più concreto e poco incline ad abbandonarsi alle illusioni o ai sogni, oppure emotivo e introverso. Le sfumature sono infinitesimali, per cui dai pure sfogo alla fantasia, l’importante è che ogni personaggio abbia una voce e una storia propria, distinguibile da chiunque altro e che abbia una personalità tridimensionale;
    tre amici
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    • essere credibile e mandare avanti la trama. Quindi, bando ai convenevoli che non fungono da traino. Il dialogo deve sì, essere realistico e verosimile, ma in un romanzo non abbiamo bisogno di inutili formalismi o dialoghi che non portano da nessuna parte. Per esempio: incontriamo un conoscente al supermercato e scambiamo due chiacchiere; nella vita vera può andar bene, ma se nell’universo narrativo quel personaggio non tornerà utile più in là, o se non funge da espediente narrativo in nessun modo, possiamo anche risparmiarci la sua entrata in scena.
    ragazze che parlano
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    Quando scrivi una battuta di dialogo chiediti sempre:

    • Qualcuno parlerebbe mai così nella vita reale? Se la risposta è no, riscrivi!
    • Quali sono le intenzioni del personaggio che parla? Sono buone o cattive? È arrabbiato ma non vuole dirlo apertamente? Oppure è innamorato e si comporta in modo impacciato davanti alla persona che gli piace? Qui la gestualità e la mimica ci vengono in aiuto.
    • Rivela la personalità di colui che sta parlando?
    • È funzionale per la trama?
    • Assicurati di aver dato ritmo e respiro ai dialoghi, qui ti spiego le diverse strutture dialogiche.

    Conclusione

    Come ormai avrai capito, il dialogo narrativo è molto più di un semplice scambio di battute tra personaggi. Se utilizzato con maestria, può trasformare una semplice narrazione in un’esperienza coinvolgente e sensoriale, capace di catturare l’immaginazione del lettore e di lasciare un’impronta duratura nella sua mente.


    A presto!

  • 7 inconfutabili errori di scrittura

    …che probabilmente stai commettendo anche tu (e come porvi rimedio)

    Scrittrice con taccuino e tazza di caffè
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    1. …che probabilmente stai commettendo anche tu (e come porvi rimedio)
    2. Di cosa è fatto il tono di voce di un personaggio?
    3. Qual è il mio consiglio?
      1. 4. Struttura dei dialoghi sempre uguale, monotona
    4. Adesso vediamo da vicino le diverse strutture dei dialoghi:
      1. 5. L’incipit che non funziona
    5. Quanti tipi di incipit esistono e quali sono gli errori comuni
    6. Gli errori più frequenti nella scrittura dell’incipit:
      1. 6. Finale sbrigativo
      2. 7. Mancanza di semina

    Ciao scrittore/scrittrice, se sei qui è perché stai scrivendo o vorresti scrivere un libro, e senti che stai sbagliando qualcosa ma non sai bene cosa.

    Ecco perché oggi voglio parlarti dei

    7 inconfutabili errori di scrittura che uno scrittore in erba commette (quasi) sempre.

    Sei curioso di sapere se li commetti anche tu? Allora seguimi in questo articolo!

    1. Le infodump

    Quando parliamo di infodump stiamo parlando di informazioni superflue, scontate, ripetitive, ridondanti che inseriamo qua e là e che contribuiscono in maniera importante a rendere il nostro romanzo mal scritto, brutto, noioso e banale. Questo è un errore che tutti gli scrittori in erba commettono e che un editor ti farà sempre notare.

    Tuttavia ti invito a preoccuparti maggiormente di ciò che penseranno i tuoi lettori. Anche se non saranno (tutti) professionisti dell’editoria, si renderanno conto in ogni caso se c’è qualcosa che non va nella tua scrittura e potrebbero persino decidere di abbandonare la tua storia.

    2. Mancanza di show, don't tell

    Tra tutte le tecniche narratologiche lo Show, don’t tell è senza dubbio la più importante da conoscere e applicare.

    Ma di cosa si tratta?

    Lo show, don’t tell (lett. mostra, non raccontare), è una tecnica che permette a uno/una scrittore/scrittrice di coinvolgere a pieno i lettori, facendoli catapultare all’interno della storia grazie all’utilizzo di diversi strumenti di cui questa tecnica si avvale:

    • I 5 sensi: olfatto, vista, gusto, udito e tatto
    • Le parole dei personaggi
    • I pensieri dei personaggi
    • La scrittura esatta
    • Le scene dinamiche

    Dalla teoria alla pratica

    scrittrice con taccuino
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    • Inserire all’interno delle tue scene/descrizioni i 5 sensi, restituendo al lettore una ricostruzione tridimensionale della storia che gli stai raccontando. Parlami di un odore, di un sapore particolare che ricorda l’infanzia del protagonista, mostrami i dettagli di ciò che sta osservando, fammi sentire un rumore particolare, fammi immaginare la texture di un materiale che il personaggio sta toccando. Inutile dire che non dovrai necessariamente utilizzare sempre tutti e 5 i sensi, ma soltanto quei 2/3 sensi che sono funzionali alla scena;
    • Le parole dei personaggi: attraverso uno scambio di battute dialogiche;
    • I pensieri dei personaggi: flusso di coscienza;
    • La scrittura esatta: diamo sempre un nome preciso alle cose e alle emozioni, alle sensazioni, ai colori, agli edifici ecc. Questo contribuirà a rendere la tua scrittura nettamente più credibile e realistica, inoltre evita l’utilizzo eccessivo di aggettivi e avverbi;
    • Le scene dinamiche: mostraci un personaggio in movimento. Fai finta che la tua penna sia una macchina da presa che segue in tutto e per tutto i movimenti del tuo personaggio e restituisci al lettore un’esperienza dinamica e coinvolgente.
    3. Dialoghi brutti, inverosimili

    Ormai l’abbiamo sentito dire in ogni dove: i dialoghi sono la cosa più difficile da concepire e da scrivere per uno scrittore in erba. Ma perché?

    Di cosa è fatto il tono di voce di un personaggio?

    Guardati sempre intorno, ascolta le conversazioni di uno sconosciuto al bar o sulla metro, captane il lessico, i gesti, le espressioni. Noterai ancor di più quanto ognuno di noi possegga una vasta gamma di caratteristiche che ci rendono unici rispetto agli altri.

    Capirai già da subito che non è cosa facile riuscire a concepire tutti questi elementi e farli funzionare nel modo più naturale possibile.

    Qual è il mio consiglio?

    Senza dubbio dal suo background: dal suo livello di istruzione, dal luogo in cui è cresciuto, dalle esperienze che ha vissuto, dalle persone da cui è stato cresciuto, dalle sue credenze personali ecc.

    personaggi a fumetto

    Anche i tuoi personaggi dovranno essere così: unici, pieni di contraddizioni, con un registro linguistico proprio, delle espressioni informali che utilizzano spesso e che li rendono riconoscibili.

    A questo proposito ti invito ad andare a recuperare un mio articolo che parla proprio della personalità dei personaggi, in cui consiglio una lettura molto utile al fine di conoscere al meglio la psicologia dei tuoi personaggi!

    Puoi recuperarlo cliccando direttamente qui.

    4. Struttura dei dialoghi sempre uguale, monotona

    La struttura dei dialoghi si ripete battuta dopo battuta, sempre la stessa, sempre uguale. Che noia! Affinché un dialogo sia dinamico e coinvolgente dobbiamo conoscere le diverse strutture dialogiche e riuscire ad alternarle spesso.

    Ti faccio un rapido esempio:

    «Hai fatto spesa oggi?» mi chiese Luca.

    «Non ancora» risposi io.

    «Vuoi che ti accompagno?» mi domandò.

    «Ti ringrazio, ma ci vado con Cristina» risposi.

    «Allora a più tardi!» disse.

    Come potremmo dare più dinamicità a questo breve scambio di battute?

    «Hai fatto spesa oggi?» mi chiese Luca.

    Alzai gli occhi al cielo. «Non ancora».

    «Come mai?»

    «Sono stata male» risposi, «potresti andarci tu, che ne dici? Per una volta...»

    In questo secondo esempio abbiamo alternato diverse strutture, dando alla scena maggiore movimento e lasciato trapelare anche qualcosina in più. Avrai infatti notato che la ragazza in questione appare infastidita dalle domande del fidanzato Luca, e ce lo dimostra anzitutto alzando gli occhi al cielo e poco dopo attraverso il tono della sua ultima risposta. Abbiamo, quindi, non soltanto alternato le strutture dialogiche ma applicato anche lo show, don’t tell sui dialoghi.

    Adesso vediamo da vicino le diverse strutture dei dialoghi:

    • Battuta semplice («Ciao!»)
    • Battuta con reggente esterna («Ciao» disse, domandò ecc.)
    • Battuta composta («Ciao» disse, «come stai?»)
    • Due punti e aperte virgolette (Agitò una mano, si avvicinò a passo svelto e disse: «Quanto sei cambiato!»)
    • Movimento di scena senza reggente (Lo intravidi in lontananza arrivare e con nonchalance gli feci cenno. «Ehi, tu! Ti stavo pensando proprio adesso!»)
    5. L'incipit che non funziona

    Scrivere un incipit che non cattura a sufficienza l’attenzione potrebbe mettere a rischio il successo della tua opera. Ecco perché è di vitale importanza focalizzarsi su questo punto.

    Quanti tipi di incipit esistono e quali sono gli errori comuni

    • Incipit dinamico
    • Incipit in medias res
    • Incipit visivo
    • Incipit ribelle (un esempio è quelle del giovane Hoden di Salinger)
    • Incipit descrittivo/informativo

    Non mi dilungherò sulla spiegazione dei vari tipi di incipit appena citati, ma ti consiglio di studiarli per bene facendo una ricerca online o leggendo Lezioni di Narrativa di Stefania Crepaldi per Dino Audino.

    Gli errori più frequenti nella scrittura dell'incipit:

    • Incipit del risveglio
    • Incipit meteorologico
    • Incipit raccontato
    • Incipit confessione

    Anche in questo caso non intendo dilungarmi. Sappi, però, che troverai la spiegazione all’interno del manuale Lezioni di narrativa, che spero vivamente leggerai!

    6. Finale sbrigativo

    Una volta giunti all’epilogo dobbiamo fare in modo che il nostro finale sia coerente con la trama, non potrà e non dovrà essere né scontato né banale.

    Come dare il giusto spazio al finale?

    Portando al massimo livello la tecnica dello show, don’t tell e studiando per bene tutti gli strumenti che lo compongono. A tal proposito, torna qualche riga più su e prendi appunti.

    7. Mancanza di semina

    ❌ Personaggi o elementi che sbucano dal nulla

    ❌ Serie infinita di descrizioni sulle caratteristiche di un personaggio

    ❌ Mancanza totale di indizi sparsi qua e là

    scrittrice su macchina da scrivere
    Photo by emre keshavarz on Pexels.com

    Uno scrittore professionista è al corrente del fatto che deve seminare briciole lungo tutto il percorso per far sì che il lettore possa giocare d’intuito e comprendere al meglio CHI e COSA vuole davvero il personaggio, con quali strumenti può ottenere ciò che ardentemente desidera e chi sono davvero i suoi aiutanti e i suoi antagonisti naturali.

    amiche che chiacchierano
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    Se ci pensi bene questo non è altro che ciò che accade nella vita reale quando conosciamo una persona nuova. Questa persona non ci dirà tutto e subito di se stessa né ci mostrerà subito i suoi difetti o le sue insicurezze. Questo perché per conoscere meglio qualcuno c’è bisogno di tempo e di un periodo “d’osservazione”.

    Lente di ingrandimento su fogli
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    Adesso immagina di essere un assassino, mentre il tuo lettore è un detective. Il tuo obiettivo è far entrare la polizia dentro la tua testa e così facendo portarla ad avvicinarsi sempre di più a te, e per far questo durante i tuoi crimini hai lasciato appositamente degli indizi sulla scena, (un po’ come nel film Il collezionista di ossa).

    Bene, dovrai giocare col lettore affinché carpisca i tuoi indizi e arrivi a una conclusione da solo. Questo non significa non dover più dare nessun tipo di informazione esplicita al tuo lettore. Il discorso della semina vale per i colpi di scena, per svelare in modo organico al lettore il mondo che circonda il protagonista o il protagonista stesso, e una serie di altri dettagli che saranno centrali per la trama.

    Dubbi? Domande? Fammelo sapere nella sezione commenti! A presto :)

  • Le 5 possibili ferite interiori dei personaggi

    + un consiglio di lettura

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    Hai iniziato la stesura del tuo romanzo, o forse l'hai già terminata, ma non riesci ancora a capire se i tuoi personaggi stanno agendo (o hanno agito) seguendo la loro vera natura, e se hanno davvero una personalità tridimensionale e unica.

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    Bene, forse hai bisogno di fare un passo indietro e rivedere un attimo le carte in tavola.

    Forse hai bisogno di ripensare ai tuoi personaggi come a delle persone in carne e ossa, ognuna con il proprio passato e le proprie difficoltà, ognuna con le proprie ferite interiori provenienti dall'infanzia e non solo.

    A tal proposito voglio introdurti a una lettura molto interessante, che ho riscoperto di recente grazie a un'amica che mi chiedeva un aiuto per iniziare a dare vita ai personaggi che aveva in mente.

    Anni fa acquistai questo libro che mi era stato consigliato a mia volta da una vecchia conoscenza, e che mai come oggi mi sembra tanto utile poiché è un piccolo manuale adatto a riscoprire se stessi, e perché no? Anche un ottimo punto di partenza per dare vita ai personaggi che abbiamo in testa.

    Sto parlando del libro "Le 5 ferite e come guarirle", reperibile su amazon o in libreria.

    "Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento sono le cinque ferite che ci impediscono di essere ciò che siamo davvero, sono i cinque principali condizionamenti della nostra esistenza. Questo [...] libro ci dimostra come tutti i problemi di ordine fisico, emotivo e mentale derivino di fatto da queste ferite. [...] grazie alla descrizione delle maschere riuscirete a identificare la vera causa di un disturbo preciso, per esempio l'estrema magrezza o l'obesità."

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    Le maschere non sono altro che il modo in cui qualcuno si mostra al mondo sulla base della propria ferita interiore. Come parla, quali parole utilizza nello specifico; da quali malattie è afflitto, come si rapporta agli altri e come vive la relazione con il mondo esterno e con se stesso.


    Ma approfondiamo la questione e vediamo insieme le ferite e le rispettive maschere:


    Ferita del rifiuto -> Maschera del fuggitivo


    Ferita dell'abbandono -> Maschera del dipendente


    Ferita dell'umiliazione -> Maschera del masochista


    Ferita del tradimento -> Maschera del controllore


    Ferita dell'ingiustizia -> Maschera del rigido

    Ma è possibile che un personaggio sia afflitto da più di una ferita?

    Assolutamente sì.

    Ognuno di noi è inimitabile, poiché le esperienze che hanno caratterizzato la nostra vita ci hanno portato a situazioni differenti, restituendoci una visione del mondo unica. Pertanto, una visione propria del mondo ci conduce inevitabilmente a sviluppare ferite diverse, in diverse combinazioni.

    Ma in cos'altro consiste la teoria delle 5 ferite?

    Be', di certo non farò troppi spoiler. Ti consiglio di acquistare il libro e di scoprirlo da te e puoi farlo cliccando qui.

    Perché consiglio proprio questo libro e non un altro manuale specifico di scrittura?

    La risposta è semplice: è un testo che può rivelarsi interessante anche dal punto di vista della crescita personale e può avere una duplice funzione: aiutarti a sviluppare la psicologia del tuo personaggio e a conoscerlo meglio, e condurti in un viaggio alla scoperta della tue personali ferite interiori.


    Inoltre, come dice il titolo, l'autrice ci spiega anche in che modo guarire da tali ferite e mi sembra perfetto per il concludersi del famoso viaggio dell'eroe.

    Insomma, è una lettura semplice e scorrevole e in ogni caso sono certa che la troverai incredibilmente illuminante!

  • Perché l’editing è la regola e non l’eccezione

    Chiederti per quale motivo dovresti spendere dei soldi per lavorare con un editor è assolutamente lecito e ci tengo a darti le risposte che stai cercando.

    Partiamo, innanzitutto, dal presupposto che mettere la propria opera nelle mani di un editor NON significa NON avere talento o non essere in grado di farcela da soli, sia chiaro.

    Numerosi autori della portata di Stephen King – e Stephen King stesso – hanno collaborato (e continuano a farlo) a stretto contatto, nel corso della loro lunga carriera, con diversi editor che si sono occupati del perfezionamento dei loro romanzi. Questo significa, forse, che Stephen King non era e non è abbastanza talentuoso? O che per questo motivo le sue opere sono state del tutto snaturate dagli editor? Assolutamente no.

    Perché pagare un editor se le case editrici (serie) fanno gratis pure l’editing?

    Domanda ragionevole anche questa. Il punto è che per arrivare a farci pubblicare dobbiamo, anzitutto, presentare un testo di qualità per poter essere presi in considerazione da una casa editrice (seria) piccola, media o grande che sia. Quindi, lavorare all’editing PRIMA di inviare il nostro manoscritto ci garantisce un bel po’ di chance in più. Inoltre – va detto – moltissime case editrici indipendenti non fanno davvero editing, anche se affermano il contrario; questo perché non hanno le risorse economiche per pagare gli editor. Si limiteranno, con tutta probabilità, a correggere i refusi del tuo romanzo con il correttore automatico di word. Insomma, quello non è editing, e nemmeno vera e propria correzione di bozza.

    Ci tengo a precisare che questo discorso vale anche per gli autori che vogliono pubblicare in self, poiché un bravo scrittore deve poter assicurare ai propri lettori un romanzo e un prodotto di qualità.

    L’editing è la regola, non l’eccezione.

    Praticamente TUTTI i libri che troviamo e acquistiamo in libreria sono passati, prima della pubblicazione, tra le mani di uno o più editor e correttori di bozze.

    Il processo di editing è LA REGOLA, non l’eccezione.

    Quindi, perché un autore affermato deve passare per un editor e uno scrittore emergente no? Ancor più perché siamo emergenti abbiamo bisogno di un supporto concreto affinchè la nostra opera raggiunga il suo massimo potenziale.

    Non lamentiamoci, poi, se le BIG non ci prendono in considerazione se siamo noi stessi i primi a non prendere il nostro lavoro sul serio.

    La letteratura è un’arte incredibilmente potente e comunicativa e deve, per forza di cose, essere un lavoro raffinato; revisionato più e più volte.

    Ricordiamoci che, un tempo, anche i nostri scrittori preferiti sono stati degli emergenti, e che soltanto con l’aiuto dei giusti professionisti – oltre che del loro talento – sono riusciti a raggiungere la fama.

    Per fare lo scrittore o la scrittrice, e per poter vivere da tali, ci dev’essere umiltà e onestà intellettuale.

    So perfettamente cosa significa essere affezionati al proprio lavoro, ai propri personaggi, alle parole che abbiamo scelto, ai paragrafi che abbiamo scritto, ma è di vitale importanza essere ben consapevoli di quello che funziona in un testo e di quello che necessita, invece, di profonde riscritture, tagli, perfezionamenti, migliorie, approfondimenti.

    Da soli non possiamo giudicare obiettivamente il nostro lavoro perché la componente emotiva che ci lega alla nostra opera ostacola la nostra chiara visione, ed è del tutto normale anche questo.

    Ho lavorato con un editor che ha stravolto e oscurato la mia voce autoriale

    Detto questo, probabilmente hai già collaborato con un editor ma ti sei ritrovato con un romanzo che non rispecchia più la tua voce autoriale, oppure non ti sono state date indicazioni chiare su come apportare delle migliorie, oppure ancora non c’è stato nessun tipo di confronto con l’editor in questione.

    Ecco, purtroppo ci sono anche casi in cui ci si imbatte in questo genere di “professionisti”, se così si possono chiamare.

    Se ti è capitato di incontrare questi personaggi, sappi che non erano veri editor. Un editor DEVE cercare il confronto con l’autore. Non deve e non può limitarsi a effettuare modifiche senza il suo consenso o senza prima aver cercato di far comprendere allo scrittore in che modo lavorare e migliorare.

    Può capitare che ci sia una visione differente tra editor e scrittore, e in quel caso l’editor può cercare un compromesso, oppure lasciare all’autore la decisione finale. In ogni caso, l’editor ha la responsabilità di accompagnare l’autore verso la migliore versione possibile del suo testo. Diffida sempre da approcci differenti.

    Siamo arrivati alla fine di questo articolo ma non ti è ancora ben chiaro cos’è o come funziona l’editing? Nessun problema! Lascia un commento qui sotto e sarò ben felice di scrivere un articolo di approfondimento <3.

    Ti ricordo, inoltre, che puoi inviarmi le tue richieste tramite questa email beatrice.c.editor@gmail.com

    Preventivo gratuito e prima prova di editing gratuita :)

    Alla prossima!

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  • Case editrici a pagamento: parliamone

    È giusto pagare per pubblicare il tuo libro?

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    Da scrittrice (oltre che editor) so come ci si sente: hai sempre desiderato scrivere un libro e adesso che finalmente ce l’hai fatta, faresti qualsiasi cosa per tenerlo tra le mani e vederlo pubblicato. Ma attenzione: pagare una “Casa editrice” equivale ad affidarsi a un team di persone il cui unico scopo è lucrare sul tuo sogno.

    Sì, ma non ho alternative!

    Be’, questo non è assolutamente vero. Le alternative esistono e sono decisamente più valide. Facendo una rapida ricerca online potrai trovare svariate case editrici NO EAP (non a pagamento). Per non a pagamento si intende letteralmente NON A PAGAMENTO. Queste Case Editrici non ti chiederanno MAI nessun tipo di contributo monetario, nè acquisto copie obbligatorio nè nessun altro tipo di costo.


    Ti sembra un miraggio? Benvenuto nel mondo delle case editrici serie, quelle che credono nel tuo talento e che scelgono volontariamente di investire su di te. Tutto il resto è da evitare come la peste, poichè si tratta di realtà che non fanno alcuna selezione dei manoscritti, e non è difficile capire il perchè. Non facendo selezione, nella stragrande maggioranza dei casi, non leggeranno neanche la tua opera. Ti faranno una proposta che prevede una spesa di due/tremila euro, loro ci guadagneranno subito e tu probabilmente verrai abbandonato a te stesso.

    Inoltre, le realtà editoriali SERIE, non vedono di buon occhio gli autori che hanno pagato per la pubblicazione. Vale davvero la pena rovinarsi la reputazione? No. A questo punto meglio optare per il self publishing (l’autopubblicazione). Parleremo di questo argomento nel prossimo articolo.

    Commenta l’articolo con il prossimo argomento che vorresti approfondire o raccontami la tua esperienza da scrittore. Ti aspetto :)