…che probabilmente stai commettendo anche tu (e come porvi rimedio)

- …che probabilmente stai commettendo anche tu (e come porvi rimedio)
- Di cosa è fatto il tono di voce di un personaggio?
- Qual è il mio consiglio?
- Adesso vediamo da vicino le diverse strutture dei dialoghi:
- Quanti tipi di incipit esistono e quali sono gli errori comuni
- Gli errori più frequenti nella scrittura dell’incipit:
Ciao scrittore/scrittrice, se sei qui è perché stai scrivendo o vorresti scrivere un libro, e senti che stai sbagliando qualcosa ma non sai bene cosa.
Ecco perché oggi voglio parlarti dei
7 inconfutabili errori di scrittura che uno scrittore in erba commette (quasi) sempre.
Sei curioso di sapere se li commetti anche tu? Allora seguimi in questo articolo!

1. Le infodump
Quando parliamo di infodump stiamo parlando di informazioni superflue, scontate, ripetitive, ridondanti che inseriamo qua e là e che contribuiscono in maniera importante a rendere il nostro romanzo mal scritto, brutto, noioso e banale. Questo è un errore che tutti gli scrittori in erba commettono e che un editor ti farà sempre notare.
Tuttavia ti invito a preoccuparti maggiormente di ciò che penseranno i tuoi lettori. Anche se non saranno (tutti) professionisti dell’editoria, si renderanno conto in ogni caso se c’è qualcosa che non va nella tua scrittura e potrebbero persino decidere di abbandonare la tua storia.

2. Mancanza di show, don't tell
Tra tutte le tecniche narratologiche lo Show, don’t tell è senza dubbio la più importante da conoscere e applicare.
Ma di cosa si tratta?
Lo show, don’t tell (lett. mostra, non raccontare), è una tecnica che permette a uno/una scrittore/scrittrice di coinvolgere a pieno i lettori, facendoli catapultare all’interno della storia grazie all’utilizzo di diversi strumenti di cui questa tecnica si avvale:
- I 5 sensi: olfatto, vista, gusto, udito e tatto
- Le parole dei personaggi
- I pensieri dei personaggi
- La scrittura esatta
- Le scene dinamiche
Dalla teoria alla pratica

- Inserire all’interno delle tue scene/descrizioni i 5 sensi, restituendo al lettore una ricostruzione tridimensionale della storia che gli stai raccontando. Parlami di un odore, di un sapore particolare che ricorda l’infanzia del protagonista, mostrami i dettagli di ciò che sta osservando, fammi sentire un rumore particolare, fammi immaginare la texture di un materiale che il personaggio sta toccando. Inutile dire che non dovrai necessariamente utilizzare sempre tutti e 5 i sensi, ma soltanto quei 2/3 sensi che sono funzionali alla scena;
- Le parole dei personaggi: attraverso uno scambio di battute dialogiche;
- I pensieri dei personaggi: flusso di coscienza;
- La scrittura esatta: diamo sempre un nome preciso alle cose e alle emozioni, alle sensazioni, ai colori, agli edifici ecc. Questo contribuirà a rendere la tua scrittura nettamente più credibile e realistica, inoltre evita l’utilizzo eccessivo di aggettivi e avverbi;
- Le scene dinamiche: mostraci un personaggio in movimento. Fai finta che la tua penna sia una macchina da presa che segue in tutto e per tutto i movimenti del tuo personaggio e restituisci al lettore un’esperienza dinamica e coinvolgente.

3. Dialoghi brutti, inverosimili
Ormai l’abbiamo sentito dire in ogni dove: i dialoghi sono la cosa più difficile da concepire e da scrivere per uno scrittore in erba. Ma perché?
Be’, la risposta è che i dialoghi devono possedere diversi elementi per poter essere considerati buoni, primo fra tutti devono rispecchiare il tono di voce del personaggio che sta parlando.
Di cosa è fatto il tono di voce di un personaggio?
Guardati sempre intorno, ascolta le conversazioni di uno sconosciuto al bar o sulla metro, captane il lessico, i gesti, le espressioni. Noterai ancor di più quanto ognuno di noi possegga una vasta gamma di caratteristiche che ci rendono unici rispetto agli altri.
Capirai già da subito che non è cosa facile riuscire a concepire tutti questi elementi e farli funzionare nel modo più naturale possibile.
Qual è il mio consiglio?
Senza dubbio dal suo background: dal suo livello di istruzione, dal luogo in cui è cresciuto, dalle esperienze che ha vissuto, dalle persone da cui è stato cresciuto, dalle sue credenze personali ecc.

Anche i tuoi personaggi dovranno essere così: unici, pieni di contraddizioni, con un registro linguistico proprio, delle espressioni informali che utilizzano spesso e che li rendono riconoscibili.
A questo proposito ti invito ad andare a recuperare un mio articolo che parla proprio della personalità dei personaggi, in cui consiglio una lettura molto utile al fine di conoscere al meglio la psicologia dei tuoi personaggi!
Puoi recuperarlo cliccando direttamente qui.

4. Struttura dei dialoghi sempre uguale, monotona
La struttura dei dialoghi si ripete battuta dopo battuta, sempre la stessa, sempre uguale. Che noia! Affinché un dialogo sia dinamico e coinvolgente dobbiamo conoscere le diverse strutture dialogiche e riuscire ad alternarle spesso.
Ti faccio un rapido esempio:
«Hai fatto spesa oggi?» mi chiese Luca.
«Non ancora» risposi io.
«Vuoi che ti accompagno?» mi domandò.
«Ti ringrazio, ma ci vado con Cristina» risposi.
«Allora a più tardi!» disse.
Come potremmo dare più dinamicità a questo breve scambio di battute?
«Hai fatto spesa oggi?» mi chiese Luca.
Alzai gli occhi al cielo. «Non ancora».
«Come mai?»
«Sono stata male» risposi, «potresti andarci tu, che ne dici? Per una volta...»
In questo secondo esempio abbiamo alternato diverse strutture, dando alla scena maggiore movimento e lasciato trapelare anche qualcosina in più. Avrai infatti notato che la ragazza in questione appare infastidita dalle domande del fidanzato Luca, e ce lo dimostra anzitutto alzando gli occhi al cielo e poco dopo attraverso il tono della sua ultima risposta. Abbiamo, quindi, non soltanto alternato le strutture dialogiche ma applicato anche lo show, don’t tell sui dialoghi.
Adesso vediamo da vicino le diverse strutture dei dialoghi:
- Battuta semplice («Ciao!»)
- Battuta con reggente esterna («Ciao» disse, domandò ecc.)
- Battuta composta («Ciao» disse, «come stai?»)
- Due punti e aperte virgolette (Agitò una mano, si avvicinò a passo svelto e disse: «Quanto sei cambiato!»)
- Movimento di scena senza reggente (Lo intravidi in lontananza arrivare e con nonchalance gli feci cenno. «Ehi, tu! Ti stavo pensando proprio adesso!»)

5. L'incipit che non funziona
Scrivere un incipit che non cattura a sufficienza l’attenzione potrebbe mettere a rischio il successo della tua opera. Ecco perché è di vitale importanza focalizzarsi su questo punto.
Quanti tipi di incipit esistono e quali sono gli errori comuni
- Incipit dinamico
- Incipit in medias res
- Incipit visivo
- Incipit ribelle (un esempio è quelle del giovane Hoden di Salinger)
- Incipit descrittivo/informativo
Non mi dilungherò sulla spiegazione dei vari tipi di incipit appena citati, ma ti consiglio di studiarli per bene facendo una ricerca online o leggendo Lezioni di Narrativa di Stefania Crepaldi per Dino Audino.
Gli errori più frequenti nella scrittura dell'incipit:
- Incipit del risveglio
- Incipit meteorologico
- Incipit raccontato
- Incipit confessione
Anche in questo caso non intendo dilungarmi. Sappi, però, che troverai la spiegazione all’interno del manuale Lezioni di narrativa, che spero vivamente leggerai!

6. Finale sbrigativo
Una volta giunti all’epilogo dobbiamo fare in modo che il nostro finale sia coerente con la trama, non potrà e non dovrà essere né scontato né banale.
Come dare il giusto spazio al finale?
Portando al massimo livello la tecnica dello show, don’t tell e studiando per bene tutti gli strumenti che lo compongono. A tal proposito, torna qualche riga più su e prendi appunti.

7. Mancanza di semina
❌ Personaggi o elementi che sbucano dal nulla
❌ Serie infinita di descrizioni sulle caratteristiche di un personaggio
❌ Mancanza totale di indizi sparsi qua e là

Uno scrittore professionista è al corrente del fatto che deve seminare briciole lungo tutto il percorso per far sì che il lettore possa giocare d’intuito e comprendere al meglio CHI e COSA vuole davvero il personaggio, con quali strumenti può ottenere ciò che ardentemente desidera e chi sono davvero i suoi aiutanti e i suoi antagonisti naturali.

Se ci pensi bene questo non è altro che ciò che accade nella vita reale quando conosciamo una persona nuova. Questa persona non ci dirà tutto e subito di se stessa né ci mostrerà subito i suoi difetti o le sue insicurezze. Questo perché per conoscere meglio qualcuno c’è bisogno di tempo e di un periodo “d’osservazione”.

Adesso immagina di essere un assassino, mentre il tuo lettore è un detective. Il tuo obiettivo è far entrare la polizia dentro la tua testa e così facendo portarla ad avvicinarsi sempre di più a te, e per far questo durante i tuoi crimini hai lasciato appositamente degli indizi sulla scena, (un po’ come nel film Il collezionista di ossa).
Bene, dovrai giocare col lettore affinché carpisca i tuoi indizi e arrivi a una conclusione da solo. Questo non significa non dover più dare nessun tipo di informazione esplicita al tuo lettore. Il discorso della semina vale per i colpi di scena, per svelare in modo organico al lettore il mondo che circonda il protagonista o il protagonista stesso, e una serie di altri dettagli che saranno centrali per la trama.
Dubbi? Domande? Fammelo sapere nella sezione commenti! A presto :)

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